Tecnoimpianti Water Treatment

Frequently Asked Questions

F.A.Q.

Domande Frequenti

Ecco le risposte alle domande più frequenti!

Come si affronta un progetto di trattamento acque?

Il punto di partenza fondamentale per la realizzazione di un progetto efficace è la raccolta di informazioni corrette relative sia alla portata che alle caratteristiche chimico fisiche del refluo da trattare.

È inoltre ovviamente importante avere un'adeguata esperienza impiantistica per poter prevedere la variabilità nel tempo ed in funzione dei carichi di lavoro del sito produttivo.

Nei casi più particolari un test con impianto pilota fornisce le conferme utili a prevenire anomalie e ridurre i tempi di avviamento e tuning.

Il processo di trattamento viene definito sulla base degli obiettivi da raggiungere e può coinvolgere anche la revisione di alcune procedure di lavoro per permettere già all’origine la riduzione o la segregazione di acque reflue che richiedono trattamenti specifici. 

In questo contesto Tecnoimpianti spesso è di supporto agli studi di ingegneria di di progettazione ambientale per la realizzazione di dettaglio di skid a membrana, unità di strippaggio ammoniaca, scrubber di riduzione odori  e evaporatori per scarico zero.

Meglio usare una unica tecnologia o più tecnologie in serie per il trattamento acque?

Ogni tipologia di industria, e quindi di relativo refluo, richiede un approccio a sè.

Su impianti per piccole portate è preferibile un approccio in cui l’impianto è costituito da una apparecchiatura in modo che sia più semplice da gestire e che richiede un investimento ridotto (CAPEX oriented).

Su impianti per portate maggiori (superiori a 60 m3/giorno) è invece preferibile un approccio di ottimizzazione dei consumi e costi operativi (OPEX) e della efficienza di trattamento prevedendo una sequenza di tecnologie per un processo complessivo ottimizzato.

Un semplice esempio riguarda le tecnologie di recupero acque e riduzione dei volumi da smaltire.

Per piccole portate un evaporatore concentratore è la soluzione comunque ottimale.

Se le portate crescono allora può essere conveniente prevedere una prima fase di pre-concentrazione con sistemi a membrana tipo osmosi inversa.

L’osmosi inversa è efficace?

Molto!

Lo è in termini di retenzione, ovvero la capacità di non far passare le specie organiche e saline e quindi ottenere un permeato costituito essenzialmente da acqua demineralizzata.

E’ molto efficace anche in termini di fattore di concentrazione ovvero la capacità di far permeare solo H2O anche in presenza di salinità in alte concentrazioni (quindi in modo INVERSO al processo OSMOSTICO).

I nuovi impianti ad alta e altissima pressione di osmosi riescono a recuperare dal 80 al 90-92% di acqua  a bassa salinità quindi recuperabile per usi industriali.

Il limite dell’osmosi inversa è legato alla possibilità di utilizzo in presenza di solventi o solidi sospesi in concentrazione elevate.

In questo caso è possibile prevedere un pretrattamento con UF a salvaguardia della sezione di osmosi.

Quali tecnologie sono disponibili per il trattamento acque?

A nostro avviso le tecnologie possono essere divise in quattro grandi classi.

  • Trattamenti di tipo chimico fisico
  • Trattamenti di tipo biologico
  • Trattamenti di separazione a membrana
  • Trattamenti di concentrazione ed evaporazione

La soluzione spesso su impianti complessi prevede l’utilizzo di più tecnologie tra loro abbinate in modo da ottimizzare soprattutto i costi operativi e ridurre l’impegno del personale per la gestione e manutenzione degli impianti.

È possibile realizzare uno scarico zero?

Intanto è necessario premettere che deve essere sempre rispettato un principio di bilancio di massa (non lo diciamo noi, lo dice la termodinamica!).

Le tecnologie che utilizziamo ci vengono in aiuto permettendo di rimuovere e separare dall’acqua quegli inquinanti che sono poi allontanati dal ciclo produttivo come fanghi o soluzioni liquide molto concentrate.

Quindi sì, è possibile per una azienda andare verso un processo virtuoso di SCARICO liquido ZERO (fondamentale in ottica di economia circolare e riuso delle risorse) con una corretta gestione e riduzione dei fanghi e delle soluzioni liquide super-concentrate che richiedono uno smaltimento dedicato.

È possibile recuperare le acque industriali?

Sì, certamente.

Buona parte dei recuperi e riusi viene già effettuato a livello di processo produttivo in moltissimi campi. 

Tecnoimpianti interviene con progetti specifici  o da una fase sperimentale  pilota laddove  le acque recuperate devono avere delle caratteristiche minime (in termini di pH, presenza di contaminanti o salinità).

Anche in questo caso i trattamenti di depurazione tradizionali affiancati dalle nuove tecnologie a membrana e di evaporazione concentrazione sottovuoto riescono ad avere un recupero a volte superiore al 90% .

Come si trattano le acque con metalli pesanti?

Dipende.

I casi di bonifica tipo "Pump & Treat" non possono essere affrontati come le acque reflue di una industria meccanica o galvanica e trattamento delle superfici.

Quindi dobbiamo prima conoscere l’obiettivo del trattamento che generalmente può essere di ridurre il tenore dei metalli pesanti presenti in concentrazioni e specie molto variabili oppure quando è necessario eliminare un elemento specifico particolarmente tossico.

Possiamo qui fare l’esempio di casi che abbiamo affrontato per rimuovere il vanadio, il selenio, il cormo sia trivalente che esavalente oppure il mercurio e una soluzione spesso ottimale in questi casi è l’utilizzo di resine scambio ioniche selettive per metalli pesanti.

Quali tecnologie per il trattamento di digestati e percolati?

Il mondo dei percolati e digestati da digestore anaerobico è oggi una classica applicazione di trattamento in ottica di economia circolare.

Sono stati fati diversi impianti e diversi errori nell’approccio di questi liquidi carichi tipici del settore rifiuti.

Le tecnologie oggi sono più affidabili e versatili.

Anche in questo caso trattamenti a membrana e evaporazione concentrazione sottovuoto permettono di ottenere diversi vantaggi:

  • Riduzione dei volumi e viaggi con autocisterna dei liquidi da depurare.
  • Ottima qualità dell’acqua da recupero.
  • Uso dell’acqua calda disponibile da un cogeneratore come energia primaria quindi un recupero energetico ed economico.

Possiamo qui fare l’esempio di casi che abbiamo affrontato per rimuovere il vanadio, il selenio, il cormo sia trivalente che esavalente oppure il mercurio e una soluzione spesso ottimale in questi casi è l’utilizzo di resine scambio ioniche selettive per metalli pesanti.

Come si riduce l’odore degli impianti di rifiuti?

Ogni tipologia di impianto ha bisogno di uno studio dedicato.

In primo luogo bisogna considerare che un buon progetto deve partire dal corretto dimensionamento dei ricambi di aria (il minimo possibile!)  e da una rete di captazione adatta.

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